Con la Delibera ARERA 564/2025 (scarica), pubblicata il 23 dicembre 2025, l’Autorità interviene sulle tempistiche introdotte dalla precedente 385/2025, che aveva definito nuovi obblighi per gli impianti di generazione distribuita connessi in media tensione (vai all’articolo). È importante chiarirlo subito: la delibera 564/2025 non cambia la strategia regolatoria, ma ne rende l’applicazione più coerente con la complessità tecnica e operativa degli adeguamenti richiesti.
In questo articolo analizziamo:
- cosa resta invariato;
- quali sono le nuove scadenze, confrontate con quelle precedenti;
- cosa significa, in concreto, per proprietari di impianti, asset manager e operatori tecnici.
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Il contesto: perché nasce la Delibera 385/2025
La Delibera 385/2025 nasce dalle crescenti criticità segnalate da Terna nella gestione del Sistema Elettrico Nazionale, in particolare nelle giornate caratterizzate da:
- basso fabbisogno residuo;
- alta produzione da fonti rinnovabili non programmabili.
Per affrontare il rischio di overgeneration e garantire la sicurezza del sistema, ARERA ha rafforzato il quadro degli strumenti di riduzione e limitazione della potenza degli impianti di generazione distribuita, puntando su tre pilastri:
- il Controllore Centrale di Impianto (CCI) come architettura di riferimento;
- l’obbligatorietà della funzione PF2 – Limitazione della potenza attiva su comando esterno;
- il ruolo centrale della procedura RIGEDI.
Cosa stabilisce la Delibera 564/2025
La 564/2025 ribadisce integralmente l’impianto della 385.
Restano dunque confermati:
- l’obbligo di utilizzo del CCI per gli impianti rientranti nel perimetro normativo;
- l’attivazione della funzione PF2 come requisito strutturale e non opzionale;
- l’applicazione della procedura RIGEDI come strumento di gestione delle emergenze di rete;
- il principio per cui gli adeguamenti sono finalizzati alla sicurezza del sistema elettrico nazionale, non a meri adempimenti formali.
Non si tratta quindi di un arretramento regolatorio, ma di un affinamento.
Perché ARERA interviene sulle tempistiche
Dopo la pubblicazione della 385/2025, produttori, distributori e associazioni di settore hanno evidenziato criticità concrete:
- volumi elevati di impianti da adeguare in tempi molto ravvicinati;
- necessità di interventi impiantistici non sempre banali;
- adeguamento parallelo dei sistemi centrali dei distributori;
- tempi tecnici di collaudo incompatibili con le scadenze originarie.
La Delibera 564/2025 recepisce queste osservazioni e introduce finestre temporali più realistiche, mantenendo invariati gli obblighi.
Nuove scadenze: confronto tra 385/2025 e 564/2025
Di seguito il confronto diretto tra vecchie e nuove deadline per gli impianti esistenti.
Impianti di potenza ≥ 1 MW
- Adeguamento entro 31 dicembre 2026 o entro la data di entrata in esercizio, se successiva (invece del 28 febbraio 2026)
Impianti di potenza ≥ 500 kW e < 1 MW
- Adeguamento entro 31 dicembre 2027 (invece del 28 febbraio 2027)
Impianti di potenza ≥ 100 kW e < 500 kW
- 564/2025: adeguamento entro 31 marzo 2028 (invece del 31 marzo 2027)
Norme CEI
- il termine per le specifiche applicative viene spostato al 31 ottobre 2026
È importante sottolineare che le misure economiche previste dalla 385 (sospensione delle partite economiche, trattenimenti) non vengono eliminate, ma semplicemente differite nel tempo in coerenza con le nuove scadenze.
Cosa succede nel periodo transitorio
Durante la fase di transizione:
- restano operative le modalità di distacco e riduzione esistenti (es. GSM/GPRS);
- la procedura RIGEDI continua a essere utilizzabile;
- distributori e produttori possono completare gli adeguamenti in modo coordinato.
Questo consente di garantire la sicurezza del sistema anche nelle prossime stagioni critiche, evitando interventi affrettati o soluzioni tecnicamente fragili.
Cosa significa per operatori e proprietari di impianti
La proroga introdotta dalla 564/2025 non è un invito a rimandare, ma un’opportunità per:
- pianificare correttamente l’adeguamento degli impianti;
- valutare soluzioni CCI realmente integrate con l’architettura esistente;
- evitare retrofit emergenziali o sovradimensionamenti inutili;
- ridurre rischi operativi e impatti sulla continuità produttiva.
Chi inizierà per tempo potrà affrontare l’adeguamento come un progetto strutturale, non come una corsa contro il calendario.
Per gli operatori del settore, il vero vantaggio non è avere più tempo, ma usare meglio il tempo disponibile, scegliendo soluzioni tecniche solide e partner in grado di accompagnare l’intero processo di adeguamento.


